ad angelo d'arrigo

Ciao Angelo,

Com’è breve un anno.
Non credo di avere fatto altro, in questo breve ma lunghissimo anno, che parlare di te, dei tuoi sogni, dei tuoi progetti, dei tuoi ideali, che per un lungo pezzo di strada sono stati i nostri sogni, i nostri progetti, i nostri ideali.
Non ho fatto che parlare di te, mentre avrei voluto parlare “con te”, avrei voluto sentire il tuo spirito di poeta che mi raccontava del sibilo del vento contro l’ala del tuo delta che, quasi immediatamente, lasciava spazio all’ingegnere che calcolava l’efficacia e l’efficienza delle remiganti, quelle penne al bordo estremo dell’ala, nella manovrabilità del mezzo bassissima velocità.
Avrei voluto sentirti ancora spiegare, con quella passione travolgente e coinvolgente, perché dovevamo seguirti sopra l’Everest, sopra l’Aconcagua, nei cieli del Polo Sud.
Avrei voluto rivederti, mentre ti accorgevi che, parola dopo parola, il dubbio, il sospetto e l’incredulità del tuo interlocutore si dissolvevano come non fossero mai esistiti e lui, da ostacolo sul tuo cammino, diventava un tuo fan o meglio, normalmente, un tuo alleato per la grande impresa.
Avrei voluto rivedere i tuoi silenzi, quando ci abbandonavi per trasferirti nel tuo mondo, dove il sogno era già in pieno sconvolgimento, e i tuoi ritorni nel mondo reale, con gli occhi che ridevano, portando con te una nuova e immaginabile soluzione al problema che stavamo affrontando.
Sono le ore prima dell’alba; sto scrivendo perché la vita reale non rispetta nemmeno i ricordi, nemmeno il tempo del silenzio e del raccoglimento.
Questa sera non sarò a Milano, con i tuoi amici, per parlare di te e quindi cercherò di scriverti.
Mi accorgo che faccio veramente fatica a parlare al passato; mentre cerco di trasferire su questo pezzo di carta le mie emozioni, io sento fisicamente il tuo respiro, possente e tranquillo.
Ti posso vedere, come mi raccontava Laura, chino sopra le carte geografiche sparpagliate sul pavimento alla ricerca della rotta migliore, cercando di valutare ogni tipo di ostacolo, di prevedere ogni inimmaginabile problema.
Chissà con quali ali voli adesso, se sei riuscito a posizionare tutte le remiganti come sognavi di fare, se l’aria in questo nuovo mondo può essere sfruttata come qui da noi, se hai qualche vento catabatico da sfidare.
Cerca di non fare tutto tu, lasciami qualcosa da condividere con te….. ma non aspettarmi troppo in fretta. Non sono ancora così bravo; ho ancora un sacco di cose da imparare prima di diventare un gabbiano di luce
Buon volo Angelo.

Enzo Parma

(Generale Vincenzo Parma)