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I nuovi simboli dell'Italia sulla stampa internazionale - Il volto dell'Italia che vince all'estero
Un tempo il “made in Italy” all'estero era rappresentato dal bandito Giuliano, dai boss della mafia e dai luoghi come Corleone. I media internazionali quando parlavano del Bel Paese e dei suoi abitanti utilizzavano stereotipi non certo lusinghieri.
Questo accadeva nel passato: oggi l'Italia è diventata il Paese della raffinatezza, del gusto e dell'eleganza, come testimoniano le centinaia di articoli che ogni mese la stampa internazionale dedica alla nostra Penisola. Dall'americano People al Times di Londra, dallo spagnolo Epoca al tedesco Stern, la nuova parola d'ordine è Italian life style.
È quanto emerge dal monitoraggio realizzato da Eta Meta Research, effettuato attraverso lo studio e l'analisi durato un mese di oltre 80 tra le più prestigiose testate internazionali e oltre 1.000 siti Internet
L'Italia nel mondo non significa soltanto nomi super conosciuti. O meglio, alcuni italiani sono considerati delle vere star dai media internazionali, mentre “in casa” sono quasi sconosciuti ai più. Tra i personaggi più citati ci sono Angelo D'Arrigo, atleta noto in tutto il mondo per i suoi straordinari record sportivi e per aver ricostruito, lavorando al fianco di fisici, tecnici e ingegneri, la macchina per volare disegnata da Leonardo Da Vinci citato dal National Geographic e dal tedesco Sueddeutsche Zeitung.
Non credo di avere fatto altro, in questo breve ma lunghissimo anno, che parlare di te, dei tuoi sogni, dei tuoi progetti, dei tuoi ideali, che per un lungo pezzo di strada sono stati i nostri sogni, i nostri progetti, i nostri ideali.
Angelo D'Arrigo volava con le aquile, ma nel tempo libero raccoglieva immondizia attorno all'Etna con la sua famiglia, perché la tutela dell'ambiente era per lui una cosa fondamentale.
Angelo è un eroe antico e moderno, scienziato e sognatore, uomo e aquila, ma è innanzitutto un esempio importante per migliaia di giovani.
Io mi considero un privilegiato, perché nel ruolo di Direttore di un Museo scientifico ho l'opportunità di conoscere persone straordinarie, più grandi di me e di noi.
…ho avuto l'occasione d'incontrare Angelo D'Arrigo… Non solo un grande atleta (con record mondiali ben difficili da battere), ma un etologo appassionato (il salvataggio delle gru siberiane, lo studio e la vita con le aquile per volare sopra l'Everest e con i condor per la missione sull'Aconcagua), un cultore attento della scienza (che sperimentava nelle reazioni sul proprio fisico messo alla prova da condizioni estreme in laboratori sofisticati e d'avanguardia), della tecnologia (attraverso prove e riprove per mesi e anni dei suoi apparecchi di volo nei tunnel del vento e in condizioni naturali), un grande comunicatore (bello, ben scritto, appassionante il suo libro “in volo sopra il mondo”), un uomo timido e riservato, rispettoso della sua bella famiglia e dei valori migliori che fanno apprezzare noi Italiani nel mondo.
…Quando sarò nonno chiamerò i miei nipoti e gli dirò: - Ragazzi vi racconto la storia di una persona straordinaria che io ho conosciuto, il suo nome è Angelo D'Arrigo…
…Angelo è un testimone dei nostri giorni, un esempio positivo, un eroe del quotidiano, che ha vissuto ogni giorno della sua troppo breve vita con impegno e rispetto di tutti.
Nella scia di un lutto che ci ha fatto sentire tutti più poveri, Catania sta raccontando al mondo una delle favole più belle, che traspira di genialità e civiltà: quella di Angelo d'Arrigo.
Nel ricordo di d'Arrigo c'è prima di tutto - suggestiva ma parziale - la visione popolaresca dell'uomo che ha adottato gli uccelli più affascinanti e ha volato con loro sulle più alte montagne del mondo, sulle rotte migratorie smarrite, sui cieli della fantasia che, col suo deltaplano, sono diventati i cieli magici della realtà.
Io che di campioni ne ho conosciuti tanti, in ogni continente, non ne ricordo uno come lui, con quella sorta di originalità così affascinante e complessa. Uomo d'avventura? Sì, ma anche uomo di scienza, di ecologia, studioso di tecnologie d'avanguardia, missionario del rispetto per la natura, compagno di vita degli uccelli, capace di farsi amare al punto da diventare la loro mamma. Aquile e falchi lo hanno seguito, recuperando il loro habitat naturale…
In un articolo scritto dopo la sua morte ho immaginato, e auspicato, che possa nascere un Maradona, nu Lewis, un Pelé, un nuotatore più grande di Magnini, una schermitrice più brava della Vezzali o uno che giuda la moto meglio di Valentino Rossi. Ma, ahimé, dinanzi ad Angelo d'Arrigo la mia fantasia si arrende. Quando mai potrà nascere uno come lui…
Migliaia di messaggi arrivano da tutto il mondo al sito intestato ad Angelo… e ci accorgiamo che il vuoto da noi avvertito è senza confini. E immensa, planetaria, infinita è la stima che tutti manifestano al nostro eroe. Del resto se clicchi in internet il nome di D'Arrigo, la risposta è esplosiva. Le notizie non finiscono mai, in tutte le lingue… Possiamo non rendere onore a un personaggio che ha portato nel mondo un'idea così bella di Catania, dell'Etna, della Sicilia, dell'Italia?. La risposta è un noooooo, lungo, dolce, rabbioso, infinito…
Angelo D'Arrigo rappresenta l'avanzata dei secoli: uomo d'avventura, scienziato, ricercatore, campionissimo dello sport. Il suo volo libero sull'Everest schiude gli orizzonti della fantasia, fa immaginare una Catania capace di librarsi verso il futuro, senza vie di mezzo, col coraggio di un uomo eccezionale.
Grazie al lavoro di ingegneri, tecnici, e alla perizia dei deltaplanisti, negli ultimi decenni in questo campo del volo umano sono state compiute grandi imprese. Ma quelle di D'Arrigo, che a “SuperQuark” abbiamo seguito da vicino, sono certamente uniche.
…Solo allora credo di aver compreso chi era veramente Angelo D'Arrigo, solo allora mi resi conto con chiarezza che ogni sua impresa era un ponte gettato verso la scienza, era un anelito di libertà, un omaggio all'utopia. Ma adesso dopo la tragedia capisco ancora meglio: adesso capisco che tutta la vita di questo geniale esploratore dei cieli è stato un percorso segnato ed illuminato dall'idea di un nuovo umanesimo, un esempio che non dovremmo e non potremmo dimenticare. Consegnamolo degnamente al futuro ricordandolo soprattutto alle nuove generazioni.
Dovendo parlare di Angelo ad una conferenza dove era ospite d'onore ma in ritardo perché bloccato dal traffico ed il momento della sua parola stava arrivando, dovendo riempire lo spazio pensavo: “Cosa posso raccontare di una persona che ha un fisico eccezionale, è tecnicamente perfetto, le sue ipotesi hanno valenza scientifica, è un affabulatore, sa convincere, sa vincere … cosa posso dire … posso dire soltanto che se ogni nostro pilota non ha un pezzo di Angelo dentro non potrà mai essere un “pilota completo”.
Lui per volare ha scelto la macchina più semplice che esiste: il deltaplano, ed è stato l'unico, e non l'ha notato nessuno, che in questo campo semplicissimo ha effettuato vera ricerca, e per questo motivo il più grosso convegno dell'aeronautica italiana degli ultimi 10 anni (30 maggio 2006 Università La Sapienza di Roma) è stato dedicato dal Magnifico Rettore Prof. Guarini ad Angelo D'Arrigo ma non in ricordo ma proprio in chiave fattiva, per coinvolgere le industrie e tutti quelli che possono portare avanti la sua opera. Già prima del 26 Marzo 2006 la Federazione Aeronautica Internazionale aveva deciso di assegnare ad Angelo la Gold Medal che è il massimo riconoscimento mondiale nel campo dell'aviazione.
Angelo D'Arrigo è tra gli immortali di questo mondo.
"Convinto che chi sogni di volare sia un Poeta E chi ci riesca, senza salire su una nave volante, sia un eroe Mi associo a quanti gradirebbero che Catania, tra i suoi molti vanti, potesse sfoggiare anche quello di aver intitolato il proprio aeroporto a Angelo D'Arrigo"
Qualcuno disse: `povero quel popolo che ha ancora bisogno di eroi'. A lui rispondo: `misero quel popolo che crede di non aver bisogno di eroi', perché le sue genti non sapranno alzare la testa e guardare il cielo.
Quel cielo che era la patria di Angelo. Mai nome fu più azzeccato; nato angelo ancora senz'ali, pesante di terrestre grevità, se le era conquistate, le sue ali, con determinazione senza pari, mostrando al mondo cosa vuol dire ardimento e tenacia.
Il circo mediatico da domani snocciolerà i suoi primati e le sue imprese; l'Everest, il Sahara, la Siberia, l'Aconcagua, le macchine volanti di Leonardo da Vinci, parlerà dei suoi amici uccelli: cicogne, aquile, condor, con i quali sapeva parlare il linguaggio delle creature dell'aria.
Ma Angelo D'Arrigo non era solo imprese e sfide impossibili. Era uno spirito libero - di quelli che oggi non vanno più di moda - senza ammiccamenti per il potere e la celebrità.
Angelo, un vero eroe del nostro tempo. Eroe nell'animo prima ancora che nei suoi incredibili primati di uomo che sfida la legge di gravità.
Nato con il sogno di condividere il cielo con le creature dell'aria, ha perseguito la sua missione terrestre con silenziosa e tenace fedeltà. Come è purtroppo una triste normalità in questo Paese - per chi non ha la ventura di appartenere alle categorie privilegiate dei calciatori o delle veline - era molto più conosciuto all'estero che in patria
Questo era Angelo D'Arrigo e così lo ricorderò sempre: uno spirito lieve in un mondo inchiodato alla sua pesantezza, uno squarcio di cielo nell'oscurità terrestre.
Ho avuto il piacere e l'onore di conoscere Angelo prima del progetto Everest e, da allora, l'ho "maltrattato" parecchie volte nella camera ipobarica che dirigo nel Centro di Medicina Aeronautica e Spaziale di Pratica di Mare. Tutti nel Reparto si sono affezionati ad Angelo e tante volte ci siamo incontrati per studiare strategie di miglioramento della resistenza alla quota per staccare il famoso biglietto di ritorno da luoghi ai quattro angoli della terra e che purtroppo non ha staccato da un luogo così vicino a casa. Ho avuto la fortuna l'onore di parlare prima di lui e descrivere l'addestramento cui lo avevo sottoposto. Il poster con una bellissima dedica campeggerà nel posto d'onore nei locali della camera ipobarica del nostro Centro. Non voglio spendere tante parole per descrivere una persona straordinaria; mi basta averlo conosciuto e aver ricevuto quell'affetto sincero che sapeva sempre dimostrare a coloro che avevano la fortuna di conoscerlo